Un emendamento alla riforma della Rai apre alla riduzione progressiva del canone, compensata da entrate non definite. Per la SLC CGIL è un colpo alla stabilità dell’azienda, contrario allo European Media Freedom Act e pericoloso anche per l’occupazione.
Un emendamento mirato alla proposta di legge di riforma della Rai, presentata dalla stessa maggioranza di Governo, apre alla possibile e progressiva riduzione del canone. La riduzione verrebbe bilanciata da corrispondenti entrate alternative, non meglio specificate né nelle modalità di riscossione né nell’importo complessivo.
Evidentemente non bastava occupare tutti i posti possibili, rivendicando come successi il ridimensionamento di esperienze riuscite come quella di Rai 3: adesso si vogliono annichilire anche i bilanci aziendali.
Cosa prevede l’Europa
L’EMFA, il Regolamento europeo sulla libertà dei media che tutela l’indipendenza del Servizio Pubblico, non è ancora attuato pienamente dalla maggioranza. Il regolamento prevede per il Servizio Pubblico entrate certe e programmate su un arco di tempo che permetta di predisporre in autonomia un piano industriale degno di questo nome.
Le conseguenze per la Rai e per chi ci lavora
Se l’emendamento passasse, la Rai, che ha già uno dei canoni più bassi d’Europa, non avrebbe più certezza delle entrate. Sarebbe un colpo alla stabilità e alla continuità industriale dell’azienda, che finirebbe sempre più sotto schiaffo del Governo di turno, con possibili ricadute anche sui livelli occupazionali.
È un’ipotesi inaccettabile. Come SLC CGIL, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori, abbiamo il dovere di contrastarla fuori e dentro l’azienda, a difesa della Rai e della libertà del Servizio Pubblico radiotelevisivo nel nostro Paese.
La Segreteria Nazionale SLC CGIL
